lunedì 22 ottobre 2012

Lasagna alla Zucca




Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution

Un’alternativa gustosa alla classica lasagna, facile e adattabile per vegetariani: oggi parliamo di lasagna alla zucca.
Sarà che vivo in un posto dove l’autunno sta avanzando dolce ma costante, con tutte le caratteristiche tipiche della stagione: foglie coloratissime, nebbioline mattutine, e sole timido alternato a qualche giorno grigio. Sarà che amo l’autunno e i sapori che porta con sé, ma mi è venuta voglia di zucca.
La zucca è molto versatile: zuppe aromatizzate con le erbette, al curry, o  con le castagne, risotti, tortelloni, pane, dolci. Insomma c’è l’imbarazzo della scelta.

Come ci sono moltissimi modi di cucinare la zucca ci sono anche moltissimi tipi di zucca: dalla zucca di Cenerentola dell’ immaginario infantile a quella del presente “globalizzato” che viene scavata e intagliata per Halloween: la Jack-o'-lantern' . Entrambe di dimensioni ragguardevoli!

 
Licence CC Under Attribution penguinbush's photostream


 
Personalmente preferisco la Zucca di Hokkaido, di origine Giapponese ma oggi diffusa in tutto il mondo. E’ di “taglia” abbordabile: il peso è variabile tra gli 800 e i 1300.  Ha un colore arancione vivo e non presenta le segmentazione della classica zucca di Halloween. Di sapore gustoso, ha la buccia tenera - si mangia anche quella - e la polpa soda che sa un po’ di castagna, da cui viene il nome che le hanno dato i francesi: Potimarron (da potiron=zucca  e marron=castagna)
Insomma è facile da tagliare e buona da mangiare.  Come tutte le zucche, è ricca di betacarotene, ma ha anche vitamina A, C e potassio ed è inoltre poco calorica.

La versione che vi propongo parte dalla zucca arrostita al forno, una preparazione con cui sfruttarne al massimo il sapore. E per restare sul leggero non ho usato besciamella o crema di latte, ma ho usato della pancetta affumicata.

Nel caso che siate vegetariani escludendo la pancetta, l’uso di besciamella, crema di latte o yogurt è un modo per rendere questo piatto completo.

Nota: Si consigliano ingredienti biologici. Comunque è buona norma, per evitare esaltatori di sapidità, coloranti e additivi vari che sono tossici e quindi PERICOLOSI, controllare sempre cosa c’è nel cibo: occhio all’etichetta! Stampatevi questa tabella e tenetela a portata di mano quando fate la spesa

La ricetta

Ingredienti per 4 porzioni:

250/300 gr di lasagne secche
¾ di 1 zucca Hokkaido
5 spicchi di aglio
un ciuffo abbondante di prezzemolo
qualche foglia di salvia fresca
¾ di dado da sciogliere in 750 cc acqua a bollore
150 gr pancetta magra affumicata tagliata a dadini
40/50 gr parmigiano
½ bocconcino
3 cucchiai di Olio extravergine d'oliva

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution

Preparazione:

Scaldate il forno a 180 C° (160 se ventilato).
Lavate la zucca con uno spazzolino in modo da pulire la buccia da ogni residuo di terriccio. Affettatela in spicchi sottili e mettetela in una teglia con un paio di cucchiai di olio e mischiatela (il modo migliore è usando le mani) in modo che le fette siano tutte un poco unte.
Unitevi i due spicchi d’aglio interi e pulite i rimanenti tre spicchi, schiacciateli con la lama del coltello (e il modo migliore per esaltarne l’aroma) e tritateli finemente. Tritate il prezzemolo e la salvia.
Spargete sulla zucca aglio e erbette tritate e con le mani mischiate il tutto in modo da distribuire in modo uniforme gli aromi.
Infornate nel forno a temperatura per 30 minuti (se avete fatto le fette un po’ più grandi potreste avere bisogno di qualche minuto di più). Controllate con una forchetta che la zucca sia cotta.
Mentre la zucca si fredda, fate scaldare un padellino appena unto e cuocetevi la pancetta.
Mettete a scaldare un litro d’acqua nel quale scioglierete a bollore il dado e grattate il parmigiano.  Affettate il ½ bocconcino a fettine sottili.

Tagliate le fette di zucca a dadini e conservatene una parte, diciamo una fetta per ogni strato di lasagne, il resto mettetelo in una ciotola. Con un po’ di brodo di dado raccogliete tutte le erbette rimaste nel fondo della teglia (potete buttare i due spicchi di aglio non puliti) e aggiungetelo alla zucca che ridurrete in crema con un frullatore a immersione.  Aggiungete la pancetta alla crema.
Io ho usato lasagne secche senza cuocerle prima quindi ho allungato la crema di zucca con il rimanente brodo in modo da dare alla lasagna secca l’umidità  necessaria alla cottura.

Ungete una pirofila e cominciate con un po’ di crema di zucca sul fondo e continuate alternando lasagna, crema di zucca, qualche dadino di zucca che avevate messo da parte, parmigiano e cosi via, fino all’ultimo strato che coprirete con le fettine di mozzarella. Un cucchiaio d'olio per finire e potete
infornare per 20/25 minuti in forno a 180 C° (160 se ventilato).
Buon appetito!

Calorie: circa 570 a porzione

lunedì 8 ottobre 2012

Notizie dal mondo: OGM e diritto all’informazione







Dopo una breve assenza eccomi di nuovo qui. Con una nuova sfida per le nostre uova senza tegame. 
Questa volta vorrei cercare di capire e condividere con voi cosa sta succedendo nel mondo dell’industria delle biotecnologie alimentari.

Il prossimo 6 novembre in California oltre alle consultazioni presidenziali i cittadini saranno chiamati ad esprimersi per un referendum (che gli Americani chiamano Proposition) che ha come oggetto l’obbligo di informazione ed etichettatura per i prodotti derivati da e/o contenenti Organismi Geneticamente Modificati.
E poiché viviamo in un’economia globale le decisioni prese oltre oceano, che pure ci possono sembrare echi lontani, come i cerchi nell’acqua provocati da un sasso in caduta si propagheranno più o meno velocemente per giungere fino a noi. Allora è meglio cercare di capire.

La Proposition 37 – questo il nome di questo referendum – non chiede ai cittadini di decidere se gli OGM debbano o meno essere prodotti. Si tratta del diritto dei consumatori alla trasparenza. Il diritto di sapere se, nel cibo che stanno acquistando, ci siano ingredienti geneticamente modificati. La stessa proposition vieterebbe anche che per la definizione di tali prodotti  si usino parole come “naturale”.  Diritto all’informazione, di questo si tratta. 

La società americana, come la nostra del resto, si basa sul “libero mercato”.  E che ne è del “libero consumatore”? Come può un consumatore essere veramente libero di scegliere e se non viene garantito il suo diritto di sapere cosa c’è dentro il cibo che può comprare? 

Come dice Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, in un editoriale apparso una decina di giorni fa su La Repubblica “È una battaglia di civiltà che non lede la libertà di mangiare Ogm, semplicemente chiede la trasparenza” .

Trasparenza che in questo caso riguarda anche le voci nel dibattito pre-referendario. E qui le cose diventano un po’ più complicate.

Ovvio e trasparente è lo schieramento che si legge sul sito dell’organizzazione che rappresenta la Food and Beverage Industry: sono contrari perché vedono nell’etichettatura l’apposizione di uno stigma negativo sui prodotti contenti OGM. In parole povere temono che i consumatori non comprerebbero prodotti contenenti questi ingredienti.
(E allora? Che ne è del libero mercato? Non c’era una legge della domanda e dell’offerta? Ammettiamo che questo possa essere il responso dei consumatori, ma allora non dovrebbe essere l’industria ad adeguarsi e produrre ciò che il “libero mercato” chiede?)

Monsanto, il gigante della produzione OGM, ha investito milioni di dollari in propaganda contro il referendum. Uno sforzo che non potrà mai essere uguagliato dalla società civile promotrice della Proposition 37. Uno sforzo che tuttavia sembra a suo modo logico, “trasparente” visto gli interessi che Monsanto ha in gioco. 
Meno trasparenti sono le posizioni espresse contro la Proposition da parte di sedicenti “indipendenti” professori dell’Università di Davis in California, che guarda caso ha tra i suoi finanziatori proprio Monsanto.

Ma questa purtroppo non è una novità, già nel 2011, Margarida Silva, dell’ Università Cattolica di Porto aveva pubblicato un rapporto sugli scienziati favorevoli agli OGM e la loro affiliazione con la industria della biotech.

Trasparenza, dove sei?
Forse dovremmo anche aggiungere che alcuni produttori americani di biologico si sono schierati contro il referendum. Strano? Meno di quanto si pensi, perché si tratta di imprese che sono il risultato degli investimenti nel biologico di grandi gruppi multinazionali. 
La diversificazione del  business di gruppi come Nestle’ è comunque marginale rispetto alle altre aree strategiche in cui operano, ma viene abilmente usata per raggiungere un pubblico che è potenzialmente più sensibile alla presenza di OGM nel proprio cibo. 

E mentre i tempi stringono e il referendum si avvicina, sono entrati nel dibattito anche un paio di  ricerche pubblicate nell’ultimo mese: uno studio di un gruppo di ricercatori francesi sull’incidenza di tumori in topi nutriti con mais geneticamente modificato che pone delle riserve sulla presunta mancanza di rischi legati al consumo di OGM, e un altro pubblicato negli Stati Uniti e relativo al consumo di pesticidi presso i coltivatori di OGM, consumo che è aumentato vertiginosamente. 

La realtà è che questi organismi non solo non sono immuni dagli attacchi degli insetti, come inizialmente stimato dai loro produttori, ma hanno necessitato  un uso intensivo di pesticidi. Questo si è tradotto in insetti e di infestanti che si dimostrano resistenti a queste pericolose sostanze chimiche.
Certo per la Monsanto – che produce sia i pesticidi che il mais OGM - in un modo o nell’altro ci saranno dei profitti: questo è chiaro e trasparente.

Allora, che dite, avranno diritto i consumatori a sapere cosa c’è in quello che comprano?



martedì 11 settembre 2012

I Blinis e le meraviglie del grano saraceno


Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution

Sono sempre molto curiosa di scoprire la storia di ingredienti antichi ma magari un po’ dimenticati.
Uno tra questi è il grano saraceno,  che contrariamente a quanto dice il nome, non è un grano ma una Graminacea. Dai suoi semi però si ricava una farina un po’ grigia con cui si possono preparare pasta, pane, biscotti, crespelle, etc.
Proprio perché non è un cereale, è tollerato dai celiaci e può essere un ingrediente importante nelle diete dei diabetici. Insomma, un ottimo alleato quando la sfida da affrontare in cucina è tra salute e sapori.

E’ un ingrediente molto antico, la cui coltivazione è iniziata probabilmente già nel 6000 a.C. nello Yunnan (Cina) per poi diffondersi all’Asia centrale e quindi al Medio Oriente e in Europa, dove esistono prove della sua coltivazione nella regione dei Balcani già nel 4000 a.C.
In Italia sembra sia arrivato da due opposte direzioni: dall’Europa settentrionale e dalla Turchia, a questa ultima si deve probabilmente l’attributo di “saraceno”.

Forse molti di voi conoscono le ricette Valtellinesi a base di grano saraceno: i pizzoccheri  e polenta taragna tra le piu' famose.

Quella che vi propongo oggi è invece una ricetta arriva da lontano, dalla Russia. Si tratta dei Blinis, delle frittelle morbide che si accompagnano bene come antipasto ai sapori forti dei pesci affumicati in genere serviti con panna acida.


La ricetta


Per 20 blinis:
140 gr. grano saraceno
150 ml. latte
1cucchiaino zucchero
½ cucchiaino sale
2 uova
1 cucchiaio di panna acida*
7 gr. lievito in grani
1 cucchiaio di olio per friggere
Calorie


Panna Acida: abbiamo già visto che latte e la panna acida sono un ottimo agente lievitante. Nel nostro caso oltre ad usarne un po’ con questa funzione la metteremo in tavole per servire i blinis.Quindi abbiamo bisogno di una crema consistente.  Se non la trovate in commercio unite ad un vasetto di yogurt naturale da 125 ml (è importante che abbia i lactobacilli, insomma che sia uno yogurt “vivo” e non un dessert!) 200 ml di panna liquida fresca e un cucchiaino di succo di limone, lasciate riposare per un paio d’ore in un luogo a temperatura tiepida.

A parte la preparazione della panna acida, considerate che l’impasto necessita di un’ora di riposo per la lievitatura.

Preparazione:
Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution
Stiepidite il latte e scioglieteci il lievito in grani; preparate in una ciotola capiente il grano saraceno, lo zucchero e il sale. Separate i tuorli dalle chiare che aggiungeremo all’impasto in seguito.
Unite i tuorli e il latte con il lievito sciolto, alla farina e impastate con una frusta fino a che la pastella sia omogenea e senza grumi.
Copritela con una salvietta umida e lasciatela lievitare per un’ora in un luogo caldo e lontano dalle correnti. Vi svelo il mio trucco, io preparo il forno portandolo a 50 C° e poi lo spengo: è il posto ideale per far lievitare impasti di ogni tipo.

Dopo un ora la nostra pastella avrà raddoppiato il suo volume. 

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution
A questo punto unite la panna acida e le chiare che avrete nel frattempo montato a neve soda. E’ importante che nell’unire le chiare al composto usiate sempre movimenti dal basso verso l’alto, per evitare di perdere l’aria già incorporata.
A questo punto mettete una padella sul fuoco, spennellatela appena di olio e fatela scaldare.
Adagiate un cucchiaio di pastella alla volta nella padella calda, lasciando sufficiente spazio tra un bliny e l’altro. La cottura è molto veloce, due minuti e siete pronti per girarli, un altro minuto e i blinis sono cotti.

Potete mantenerli caldi in una salvietta se aspettate ospiti, oppure servirli immediatamente.

Servire con…
Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution
La ricetta originale – la mia prima ricetta alla scuola di cucina … tanto tempo fa … - li vuole serviti con caviale o con salmone affumicato, accompagnati da panna acida.

Ma per i vegetariani potete sostituire salmone e caviale con una dadolata fatta con una rapa rossa, già cotta, e due o tre prugne secche fatte rinvenire in un poco di brandy e acqua e scolate. Il tutto tagliato a dadini piccoli va condito con un dressing di olio, aceto, sale pepe e un poco di miele. Preparate la dadolata almeno un’oretta prima, si insaporirà meglio.

Se invece vi piace la salsa di rafano (cren) e il suo sapore piccante che si combina molto bene con tutti i pesci affumicati, allora vi consiglio dividere la panna acida che vi è rimasta in due ciotoline; ad una aggiungete un cucchiaino raso di cren, un cucchiaino di olio e un pizzico di sale, mischiate bene e usatela per il salmone affumicato. Per il caviale utilizzate la panna acida semplice.

Potete guarnire le tartine con foglioline di aneto o di erba cipollina, oppure guarniteci il piatto di portata e lasciate che ognuno si serva a piacere.

Come antipasto potete calcolare quattro blinis a testa ma se siete dei mangioni sconsiderati allora … vi invito a desistere…

Calorie:
Siamo intorno alle 80 Kcal per bliny ma con il salmone e la cremina compresa si sale a 120, quindi una porzione di antipasto composta da quattro blinis è pari a 480 Kcal.

Valgono i soliti consigli proposti nelle altre ricette: una camminata a passo sostenuto per un’oretta e passa la paura (almeno quella dei blinis). Ma si può anche usare un po’ di buon senso a scopo preventivo: se avete una cena e vi aspettate di mangiare un po’ di più del solito, forse potete a scopo compensatorio pranzare con un’insalatona mista poco condita con non più di 40gr. di bresaola se siete carnivori o un po’ di hummus se siete vegetariani, limitando il pane a 50 gr. Fate uno spuntino di frutta a metà pomeriggio per evitare di buttarvi sulla cena come se foste un orso polare digiuno dopo il letargo invernale ;-)

 


Torna alla ricetta

martedì 4 settembre 2012

Attenzione agli sprechi!


La sfida (im)possibile di oggi è imparare qualcosa di buono dalla crisi economica e ambientale del nostro tempo, che ci mette tutti alla prova, che ci piaccia o meno.
Per questo invece di suggerirvi una ricetta oggi vorrei parlare dello spreco di cibo, dei numeri e delle conseguenze, ma anche dell’enorme opportunità che questi tempi ci offrono per ripensare il nostro modo di consumare, a partire dal consumo alimentare.

Cominciamo con qualche numero sullo spreco di cibo tanto per capire qual è l’entità del problema che abbiamo di fronte a livello globale.
Negli Stati Uniti si spreca circa il 40% del cibo prodotto, in termini di valore parliamo di $165 miliardi l’anno, questo il dato pubblicato nel rapporto del Natural Resources Defense Council  intitolato “Wasted: How America Is Losing Up to 40 Percent of Its Food from Farm to Fork to Landfill”.

Foto Nick Saltmarsh - CC license attribution

In Italia secondo la Coldiretti si spreca il 30% del cibo lungo la filiera, per un totale di circa €37 miliardi.
Lo spreco identificato con queste cifre riguarda tutta la catena, “dal campo alla tavola” ma mentre nei paesi in via di sviluppo lo spreco maggiore avviene a monte, dove il prodotto viene raccolto – per mancanza di un’adeguata catena del freddo per esempio – nei paesi dell’Occidente Atlantico quasi la metà dello spreco avviene a valle cioè tra la vendita e il consumatore. Le ragioni dello spreco sono diverse: il la confezione è rovinata, il prodotto è ammaccato oppure è scaduto e viene tolto dalla vendita, ma in Europa lo spreco domestico è responsabile del 42% dello spreco presente sulla filiera alimentare.
 
In Italia solo una minima parte – circa il 6% - viene recuperata per il consumo attraverso donazioni alle cosiddette “banche del cibo”.
E ovviamente allo spreco di cibo si dovrebbe aggiungere lo spreco delle risorse per produrlo, trasformarlo, distribuirlo (energia, acqua, etc.) per non parlare dello smaltimento dei rifiuti.

Le cifre pubblicate alla fine del mese di agosto mi sembrano ancora più allarmanti se considerate a fronte delle notizie sui danni che la siccità ha provocato all’agricoltura in questi ultimi mesi: dagli Stati Uniti alla Russia i raccolti di grano saranno magri quest’anno, ma si prevedono riduzioni anche per mais e soia; l’arrivo ritardato del monsone in India potrà avere delle conseguenze sul raccolto di riso e di canna da zucchero. In Italia non siamo da meno, l’estate torrida ha messo a rischio le produzioni di mais, soia, barbabietola, pomodoro e uva da vino ma anche gli allevamenti animali.

E già i climatologi che osservano il formarsi de El Niño nel Pacifico pensano che questo trend delle estati torride si ripeterà.

Mentre si moltiplicano le iniziative per cercare soluzioni allo spreco. C’è chi ha sviluppato un’applicazione per smart phone e computer che consente un rapido recupero e distribuzione di cibo in eccedenza attraverso organizzazioni umanitarie, e chi affronta lo spreco di cibo nell’ambito di un più ampio discorso di sostenibilità come la conferenza che si apre a Roma domani, 5 settembre Spreco Zero - Energia, acqua, cibo, materiali: ecco la spending review ecologica.

Per il momento vi passo due pensierini della sera:
1)    la spesa: la risposta alla fatidica domanda “che mangiamo oggi?” comincia nella dispensa: guarda cosa c’è, cosa sta per “scadere” e parti da quegli ingredienti;
2)    la “scadenza” è un concetto molto ambiguo. Spesso è lì solo per tutelare le industrie della trasformazione che dopo la data impressa non possono garantire quel sapore o quella qualità del prodotto testato. Uno yogurt “scaduto” ieri e mai aperto non si butta, tanto si apre e si assaggia: il 99% delle volte è ancora buono e perfettamente commestibile.

Prossimamente su questi schermi vi proporrò qualche ricettina creativa con gli avanzi: non dimenticate che per esempio, la buonissima Paella spagnola è un piatto nato proprio per recuperare gli avanzi della settimana: un po’ di pesce, un po’ di carne, due pezzetti di una verdura e un po’ di un’altra, tutto in padella con del riso a raccogliere tutti i condimenti mischiati!

 

sabato 25 agosto 2012

Tiramisù alle fragole e limone


La ricetta che vi propongo oggi è una rivisitazione di una ricetta tradizionale: il tiramisù. 

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution
Il tiramisù è un po’ decadente e un po’ esagerato ma tanto, tanto generoso nel gusto e se siete golosi, credo che abbiate presente il tipo di buonumore, di sorriso interiore  - che parte dalle papille gustative e si estende all’anima – di cui sto parlando. Resta una scelta del tutto personale quale cibo sia in grado di accordare le vostre emozioni con il buon umore – il vostro  comfort food preferito, quel sapore in grado di regalarvi un abbraccio accogliente a incondizionato.

Se preferite i dolci allora questo fa per voi. Regalatevi questo gesto d’amore –ma amatevi anche con una bella corsetta/nuotata il giorno dopo perché qui a calorie non si scherza!

Mi sono ispirata alla versione proposta da una gelateria romana famosa per il suo tiramisù, ma a questo si è aggiunta la mia voglia di contrasti di limone. 
Cercavo un contrasto/combinazione di sapori a sostituire il contrasto cioccolato e caffe dell’originale e con le fragole di guarnizione ho voluto cercare di dare un deciso tocco di limone alla crema di farcitura.

La ricetta

Ingredienti per 10 porzioni:

250 gr. Savoiardi
125 gr. panna liquida
5 cucchiai lemon curd*
250 gr. Mascarpone
3 cucchiai zucchero
500 gr fragole
1 cucchiaio di sherry

per lo sciroppo di limone
½ tazza succo limone
½ tazza zucchero
½ tazza di acqua
½ sherry


* La Lemon curd e’ una densa crema al limone, una ricetta anglosassone che è possibile reperire in commercio presso torrefazioni o negozi di ricercatezze; quella che circola di più è della Wilkin & Sons ma può anche essere fatta in casa.

Preparazione:

Sciacquate le fragole intere in acqua e limone e lasciate a sgocciolare in un colino.
Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution

Preparate lo sciroppo di limone: mettete l’acqua e lo zucchero in un tegame. Scaldate a fuoco basso, quando lo zucchero si sarà completamente disciolto, togliete il tegame dal fuoco e aggiungete il succo di limone usando un passino per trattenere ogni seme o polpa. Aggiungete la ½ tazza di sherry e mescolate bene. 
Versate in un ampio piatto fondo, nel quale potete bagnare facilmente i savoiardi. Assicuratevi che siano ben bagnati da entrambi i lati prima di stenderli nel piatto che avete scelto per confezionare il vostro tiramisù: io ho usato un pirex di 22cm. di diametro e fondo almeno 4 cm.

Preparate la crema mescolando il mascarpone con lo zucchero e montandolo in modo da renderlo una morbida spuma, in un altro recipiente montate la panna, ma non completamente. Deve essere solida da non colare quando sollevate la frusta, ma senza aver raggiunto ancora lo stadio burroso.

In una ciotola mettete la lemon curd ed un cucchiaio di sherry e mescolate energicamente con un cucchiaio in modo da rendere la curd morbida e quindi più facile da aggiungere al nostro composto.

Aggiungete al mascarpone la panna senza smontarla, vi consiglio di usare un cucchiaio e di amalgamare i due composti sempre procedendo dai bordi verso il centro e dal basso verso l’alto. Aggiungete la lemon curd usando la stessa cautela, fino a che il composto non è completamente amalgamato.

Versate metà della crema cosi ottenuta sopra lo strato di savoiardi bagnati. 

Le fragole a questo punto dovrebbero essere quasi asciutte, togliete il peduncolo verde e tagliatele a meta, stendetele con il lato tagliato verso la crema in cornici concentriche in modo da fare uno strato di fragole sulla crema.
Bagnate altri savoiardi e fate un secondo strato che rivestirete con la crema rimasta.
Coprite con della pellicola trasparente e mettete in frigo per almeno quattro ore. La crema acquisterà una maggiore solidità e consistenza e i sapori si combineranno meglio.
Dovreste avere delle fragole rimaste, tagliatele a metà e mettetele in una ciotola coperta di pellicola nel frigo, le metterete sul tiramisù al momento di portarlo in tavola.

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution

Calorie
10 porzioni: 400 kcal circa a porzione.
Torna alla ricetta  
 

domenica 19 agosto 2012

Frutta alla crema di meringhe e cardamomo

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution


Le temperature estive sono un grande ostacolo per qualcunque attività che comprenda il forno acceso!
Ogni velleità di provarmi in lievitazioni naturali seguite da profumi di pane fragrante mi ha abbandonato, sarebbe forse masochista il contrario e credo che chiunque si trovi a che fare con questa torrida estate capisca.
L’ultima infornata della settimana è stata una teglia di meringhe, combinazione fortunata di un resto di chiare d’uovo, che non volevo buttare, e il fatto che per cuocere le meringhe, il forno va usato a temperatura bassa.

E quindi cercando qualcosa di rinfrescante, gustoso e di veloce realizzazione mi sono ricordata di una dolce in coppa con crema aromatizzata al cardamomo che ho assaggiato ad una cena a tema “indiano” qualche tempo fa.
Ve la propongo con due tipi di frutta: il mango che è appunto usato nella ricetta “indiana” oppure con le fragole.

La ricetta

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution

Ingredienti per quattro porzioni:

2 mango ben maturi oppure 250 gr. di fragole
250 ml di panna liquida
5/6 semi di cardamomo
un limone (il lime si combina meglio con il mango)
40 gr. zucchero a velo
2 cucchiai di brandy
6 meringhe piccole (circa 50 gr) o una grande
qualche fogliolina di menta per guarnire

Preparazione:

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution
Se usate i mango allora scegliete il più maturo dei due per frullarne la polpa e l’altro affettatelo a tocchetti. Mettete da una parte qualche tocchetto che userete per decorare, unite il resto alla polpa e dividete il composto nelle coppe.
Io ho usato dei tumbler alti perché’ trovo bello che si veda la composizione del dessert.

Se preferite le fragole, lavatele velocemente in acqua acidulata con limone e tolto il picciolo verde e messe da parte quattro per la decorazione, affettate le rimanenti in quattro spicchi e suddividetele nei quattro nei quattro bicchieri.

Aprite i semi di cardamomo e pestatene il contenuto in un mortaio fino ad ottenere una polvere sottile. Qui l’aroma del cardamomo già vi farà venire l’acquolina. In una ciotola pesate lo zucchero a velo, aggiungetevi il cardamomo pestato, il brandy, la scorza grattugiata e il succo del lime per il mango – o del limone per le fragole. Mischiate bene in modo da sciogliere un po’ lo zucchero e poi versatevi la panna liquida. Montate fino a che non raggiunge una bella consistenza.
Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution

A questo punto se avete in programma di mangiare il dessert nel giro di un’ora proseguite nella preparazione. Altrimenti coprite con pellicola trasparente le coppe, la panna montata e mettete tutto in frigo per completare la preparazione al momento di servire.

Le meringhe vanno rotte grossolanamente e aggiunte alla panna  montata e la crema così completata va’ distribuita sopra la frutta.  Guarnite con la frutta messa da parte in precedenza e con qualche fogliolina di menta.

Le meringhe danno un bel contrasto cremoso-croccante al composto ma se lasciate nella panna troppo a lungo si inumidirebbero troppo e addio effetto croccante.

Calorie:
537 per porzione e si, panna e meringhe aumentano la quantità di moto per oggi:
  • fare jogging per 40 min.
  • ballare per un'ora e un quarto
  • andare in bici o nuotare per un’ora e mezza
  • camminare per due ore.  
  • Torna alla ricetta

domenica 12 agosto 2012

Berlino: sapori mittel-europei e tanto, tanto biologico.

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution
Ho passato lo scorso fine settimana a Berlino, che ho trovato bellissima. 

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution
Non vi racconterò delle ferite della storia portate con dignità, né delle trasparenze architettoniche e politiche riflesse dalla cupola del Bundestag o del magnifico Orto Botanico dove anche i cestini della spazzatura differenziata hanno nomi latineggianti e pretendono di contenere esemplari rari di flora. Tutto varrebbe la pena di essere raccontato ma qui si parla di cibo! E quindi preferisco condividere con voi qualche informazione sulle abitudini alimentari dei berlinesi e sull’offerta per il turista.

Cominciamo con il dire che si stima che circa il 70% dei Berlinesi preferisca acquistare prodotti biologici, e questo si traduce in tanti punti vendita piccoli e grandi: dal piccolo negozio di tè e caffè che, pur senza avere targhe o comprendere nella ragione sociale il termine “biologico”, vende prodotti tutti provenienti da raccolti ottenuti senza l’uso di sostanze chimiche ai piccoli e grandi supermercati specializzati Bio.   Ma anche la grande distribuzione organizzata offre un discreto assortimento di prodotti biologici sia freschi che conservati.

Tanto per citarne alcuni tra i più grandi punti vendita sparsi un po’ ovunque per la città:

Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution
Per tradizione la cucina tedesca include molta carne e salsicce di ogni tipo. Nella zona del centro, ad Alexander Platz o presso l’isola dei musei, vi potete imbattere in venditori ambulanti (anche se il nome locale di “grigliatori ambulanti” rende più l’idea) che vi vendono per un euro o due un Bratwurst mit Brötchen, ovvero la versione berlinese dell’hotdog: una salsiccia grigliata servita in un panino morbido con mostarda o ketchup a scelta.

I più famosi sono  però i salsicciotti al curry a cui è destinato persino un museo.

Ma se la tradizione locale predilige una cucina ricca di carne e un po’ grassa, le nuove generazioni scelgono di più vegetariano o vegan.
E questo vuol dire che i normali ristoranti includono almeno un paio di possibilità vegetariane e che ci sono diversi ristoranti vegetariani.

Se poi si parla di dolci il Cupcake Berlin,  comprende nell’assortimento anche brownies vegani, mentre la gelateria Caramello offre un assortimento di gelati da prodotti biologici non solo a base di latte ma anche a base di soya per i vegani.

E comunque vista la presenza di tante diverse comunità da tutto il mondo a Berlino si può in realtà mangiare di tutto e gustare i sapori di tante culture diverse: indiano, messicano, thai, e naturalmente italiano!
La presenza di una cospicua comunità turca si vede non solo nei numerosi Doner e ristoranti ma anche nella distribuzione. Molte sono le Superette con un grande assortimento di frutta e verdura e ovviamente di tutte le spezie e gli ingredienti  mediterranei che possiate immaginare.
Foto Domitilla-in-cucina - CC license attribution

E ovviamente a Berlino non dimenticate di gustare la birra, ce ne sono di tutti i tipi, anche biologiche e sono tutte buone. Molto popolare è la Berliner Weisse mit Schuss  ovvero una birra di frumento di non alta gradazione (3%) che viene servita  con sciroppi di frutta a scelta: lamponi, rabarbaro, asperula, etc. Come tutte le cosiddette birre “bianche” è molto dissetante (e secondo me meglio della nostra peroni e gazzosa).

Questa settimana la sfida è ancora in cantiere. Si tratta di rifare un dolce assaggiato in vacanza. Cosa che di per sé suona molto romantica e quasi proustiana: ripercorrere con i sapori le memorie di un momento di scoperta e di apertura verso un'altra cultura, in pratica però può essere un po’ complicato.
Ma cucinare è di per sé un’avventura; è come improvvisarsi alchimisti e trasformare gli elementi quindi vale sempre la pena di provare: che sia per ridere dei propri disastri, per correggere il tiro o per sentirsi una spanna dal pavimento per aver colto nel segno al primo tentativo.

Beh, nel mio caso sto correggendo il tiro, ovvero le dosi e spero al prossimo post di farvi provare dei dolcetti ai cranberries assaggiati in un forno berlinese che ho trovato deliziosi.
Come nei migliori sequel … (to be continued) …

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...